5 marzo 2012

Ode al quinto quarto




“Quanta pena stasera..
c'e' sur fiume che fiotta cosi'
sfortunato chi sogna e chi spera
tutti ar monno dovemo soffri'...”


Che nostaglia, che emozioni...

Roma. Città Eterna, culla dell’Impero Romano; Patria del Cristianesimo; che ha ospitato pittori e scultori; che ha osservato sorniona Bernini e Borromini competere per l’eccellenza assoluta; che serba i ricordi, attraverso le sue opere, del Caravaggio; che ha accolto i Borgia, con le loro nefandezze, ma che è anche stata luogo di massima espressione del Rinascimento.

Fede, storia, arte, cultura...tutto molto bello, ma vogliamo mettere con ciò che è forse la più autentica testimonianza dello spirito di Roma ? Che travalica quasiasi eccellenza artistica e culturale, che supera i confine della fede, che non è parte della storia, ma è la storia, che incarna e concretizza l’essenza dell’indole romana, contrapponendo all’eroismo di “Muoia Sansone con tutti i filistei” il ben più terreno “Franza o Spagna purché se magna”.

Il “quinto quarto”, ecco di cosa stiamo parlando. Non di una singolarità algebrica, ma di una evidenza gastronomica; non di una espressione della rozzezza romana, ma del più antico esempio di salvaguardia delle risorse della terra: “nulla si spreca e tutto se magna”.

Purtroppo, però, il tempo non ha giocato a favore. Malsane abitudini, contaminate di rigurgiti finto salutisti, hanno messo all’angolo la tradizione e portato ad immeritati successi cose che, personalmente, faccio fatica a considerare cibo e che trovano negli “straccetti con la rughetta” lo zenit dell’anticommestibilità.

Fuori la rughetta e dentro il sellero ! Al macero gli straccetti e sul podio la coda !

Basta con il mangiare in punta di forchetta ! La gastronomia è un bacio appassionato e non un puffetto sulla guancia !

Ma, dirà qualcuno, “la coda fa impressione !”, “la pajata, oddio, che senso !”.

Impressione ?! Senso ?! A me fa impressione e senso che un piacere come il cibo si realizzi negli straccetti con la rughetta. Ma dico io, avete idea cosa si fa con gli stracci ? E non vi viene in mente che se qualcuno ha dato tale nome ad un piatto, ancorché nella sua forma diminutiva, è perché era ben conscio di a cosa il piatto sarebbe assomigliato ?

Mi ergo a paladino della tradizione ! Mi farò portavoce dei pochi valorosi ancora abbracciati alla storia ! Farò della lotta allo straccetto la mia ragion d’essere e, nei prossimi giorni, settimane, mesi, affonderò le mani in frattaglie e simili, nella speranza di poter coniugare tradizione e modernità.


Ai posteri l'ardua (non per me) sentenza.

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