28 novembre 2012

La mia prima volta...


...ovvero, cronanca semiseria del mio primo concorso di cucina.

Tutto nacque in fine estate, quando trastullandomi su Facebook, scoprii l’esistenza di un concorso sponsorizzato da Grandi Formaggi DOP, che prevedeva quattro categorie, una per ogni dei quattro formaggi DOP più conosciuti: il Parmigiano Reggiano; l’Asiago; il Pecorino Sardo e, per finire, la Mozzarella di Bufala Campana.

Parafrasando Nanni Moretti in Ecce Bombo, feci una piccola introspezione, chiedendomi: “Partecipo, non partecipo oppure partecipo, ma sto in disparte ?”

Come spesso accade, la voglia di apparire prevalse sul timore del risultato, per cui lessi il regolamento e mi lanciai nell’avventura.

Cosa faccio, cosa non faccio...alla fine scelsi la categoria a me più cara, soprattutto per l’amore smodato che nutro per Mamma Bufala e per il latte che, giorno dopo giorno, ci da (per la cronaca, ho poi inviato ricette anche per le altre categorie, ma con meno entusiasmo, più che altro per non lasciare nulla di intentato e, sicuramente, ricette che non mi hanno soddisfatto come quella della quale sto narrando).

Fatto il grande passo, mi posi poi il problema di cosa preparare, decidendo da subito, consapevole di essere passibile di blasfemia, di pensare qualcosa dove la mozzarella di bufala fosse cotta, termine che gli amanti del magico alimento aborrono, considerando - a ragione, ad essere sinceri - che la mozzarella di bufala da il meglio di se quando consumata in purezza (bello ‘sto termine, me ne dovrò ricordare tutte le volte che vorrò darmi un po’ di arie).

I quel periodo, peraltro, vivevo un travolgente innamoramento per l’orzo perlato - per la cronaca, verso la Mozzarella di Bufala Campana nutro amore eterno - e, in più, era la stagione del mitico pomodoro casalino, una gemma rossa e succosa, che a mio avviso ha pochi eguali nel panorama ortofrutticolo.

Quindi, in definitiva, quale miglior cosa di unire questi tre ingredienti in un olismo gastronomico, e di farlo nella forma di una minestra, buona anche fredda e, quindi, consumabile anche sotto la calura estiva ?

Così nacque la “Minestra d'orzo, pomodori casalino e mozzarella di bufala”, che preparai, assaggiai, condivisi con gli amici e, alla fine, inviai al concorso.

Ricordo ancora che premetti il bottone “Invia” con la stessa trepidazione che ha il Comandante del sommergibile nucleare quando gira la chiavetta rossa per lanciare i missili ballistici che annienteranno l’umanità tutta.

Inviai ed attesi...

Il concorso prevedeva la pubblicazione delle ricette su Facebook, dove sarebbero poi state selezionate le prime dieci, scelte in base ai “mi piace” degli utenti e poi, in questa short list, lo Chef  responsabile della categoria avrebbe proclamato il vincitore.

Nel mio caso, lo Chef in questione era nientepopodimenoche Gennaro Esposito, del ristorante La Torre del Saracino, uno dei ristoranti top italiani, con 18/20 sulla Guida dell’Espresso 2012 e due stelle nella Guida Michelin.

Girata la chiavetta rossa, cominciò a montare l’ansia dell’attesa ed anche quella da prestazione, perché, diciamocelo chiaramente, da non amante dell’ipocrisia e con buona pace di Pierre de Coubertin, l’importante era vincere, ‘sti cazzi partecipare.

Arrivò il 5 novembre 2012 - meno di un mese dalla fine del mondo profetizzata dai simpatici Maya – e si aprì la prima votazione, quella con i “mi piace” su Facebook.

Fu un giorno di profonda auto-analisi. Che faccio, invento una storia lacrimevole - “Vi prego, se cliccate sul “mi piace” della mia ricetta potrò debellare tutti i mali del mondo, risollevare l’economia mondiale, annullare l’effetto serra e poi...ah si, ma non mi importa, anche vincere un concorso di cucina” – e faccio uno spam smodato, oppure faccio solo garbate richieste ?

Strano a dirsi, prevalse l’approccio educato, per cui pubblicai l’avviso di apertura delle votazioni sul mio diario, sulla mia pagina e da poche altre parti. Naturalmente mi dotai di oggetti scaramantici e vissi per una settimana con le dita incrociate.

Ogni giorno contavo i miei “mi piace” e li confrontavo con quelli delle altre ricette, fra le quali ne avevo adocchiate due veramente notevoli, cosa che fece crollare quasi a zero la mia speranza di podio.

Pazienza, mi dissi, tanto sapete tutti che sono assolutamente vicino allo spirito di Pierre de Coubertin, per cui, ovviamente, l’importante era partecipare....o no ?

Dopo il 5 novembre, strano a dirsi, arrivò pure il 12, giorno di chiusura delle votazioni su Facebook. Aprii la pagina, con la stessa trepidazione di un bimbo che apre i regali sotto l’albero, andai alla mia ricetta e lessi: 102 voti. Nono posto. Che culo !

Bene, mi dissi, era necessario solo selezionare i primi dieci e non importa il numero di voti, ma solo l’esserci o meno. Me lo dissi, ma non ne fui così convinto, ma poi risentii la vocina di Pierre de Coubertin e mi tranquillizzai. Forse.

A minare ancora di più la mia sicurezza, notai che le due ricette che avevo adocchiato e che mi erano piaciute assai, erano al primo e secondo posto. Pierre, ci sei ? Ma sei proprio sicuro di quel che dicesti ?

Vabbè, pazienza, ci avevo provato, avevo partecipato e questo era ciò che contava. Forse.

Il 21 novembre -  e qui è storia recente - vengo a sapere che il giorno dopo, il 22, Gennaro Esposito sceglierà la ricetta vincente. Vado a letto con un certo malessere. Prendo un paio di ansiolitici della ben nota casa farmaceutica Pierre de Coubertin, ma non hanno granchè effetto.

22 novembre 2012. Mattina. Apro Facebook, clicco dove devo cliccare, e le mie paure prendono forma, i miei timori si palesano in tutta la loro drammaticità e le fosche previsioni si avverano. Ha vinto la splendida ricetta Un’idea di fresella di Antonella Rossi, del ristorante Napoli mia, quella che mi aveva assai colpito per la sua originalità, freschezza e colori. Bravissima, Antonella.


Vabbé, pazienza, ci ho provato, ho partecipato e questo è ciò che conta. Forse.

Esco di casa; vado ad una riunione di lavoro; entro e spengo il telefono. Riunione lunghetta; ne esco a pranzo. Accendo il cellulare ed arriva il trillo di un messaggio; apro, e leggo che c’è un messaggio in segreteria telefonica. Che palle, mi dico, sarà qualche grana di lavoro.

Pigio il tastino; lo ripigio per ascoltare il messaggio e...”Buongiorno signor Zinno, è lo Studio Cattaneo e la chiamo per il concorso Grandi Formaggi DOP...”.

Oh cacchio ! Poffarbacco ! Santi Numi ! Perché mi cercano, mica ho vinto. Sarà successo qualcosa ? Boh !?

Ari-parafrasando Nanni Moretti in Ecce Bombo: “Richiamo, non richiamo oppure richiamo, ma sto in disparte ?” (che non vuol dire nulla, ma tant’è).

Richiamo.“Buongiorno, sono Andrea Zinno, ho trovato una vostra chiamata in Segreteria...” - “Ah, buongiorno signor Zinno, sono Annabella dello Studio Cattaneo e le volevo dire che la sua ricetta, pur non vincendo, è stata ritenuta molto interessante da Gennaro Esposito, che ci ha espressamente chiesto di invitarla alla premiazione, dove potrà leggere la sua ricetta...”.

Minchia... Gennaro Esposito, dico Gennaro Esposito, ha ritenuto interessante e degna di menzione la mia ricetta ?! Ariminchia !

Seguendo pedissequamente il manuale del perfetto-vincitore-o-quasi, fingo modesto interesse, atteggiamento posato, tono calmo, ringrazio, dico che spero potrò essere all’evento. “Vede Annabella, è a Napoli, in un giorno lavorativo, ho altri impegni...”.

Menzogna delle menzogne. Altro che atteggiamento posato e tono tranquillo ! Sto rischiando, mentre sono al telefono, una fibrillazione ventricolare ! Impegni di lavoro ?! Ma de che, ho bloccato l’agenda mesi prima, manco dovessi sottopormi ad un intervento a cuore aperto.

Certo che ci sarò. Dovessi andarci a nuoto, partendo da Ostia ed approdando a Napoli, ci sarò.

Arriva il 26 novembre 2012. Mi vesto a modino, né troppo scaciato, né troppo elegante. Sciallo, direbbe mio figlio.

La mattina in ufficio, poi alle 12 di corsa alla stazione, per salire sul treno che mi porterà a Napoli. Arrivo; scendo; salgo sul Taxi, che mi scodella davanti all’Albergo dove c’è l’evento.

Come scendo, mi si palesa davanti Gennaro Esposito che sta parlando al telefono. E’ a pochi metri da me.

Che faccio ? Nanni, aiutami tu ! “Mi presento, non mi presento oppure mi presento ma sto in disparte ?” (che non vuol dire nulla, ma tant’è).

Non mi presento. Non lo so perché, ma non ce l’ho fatta. L’ho lasciato parlare al telefono e, nel frattempo, mi sono fumato il mio mezzo Toscano, sgambettando negli splendidi dintorni dell’Hotel, tanto di tempo ne avevo, visto che, da perfetto ansioso, ero arrivato circa un’ora prima dell’inizio dell’evento.

Finisco di spippettare ed entro. Mi presento alla registrazione. Grandi sorrisi e, addirittura, un posto riservato in prima fila, manco fossi il politico di turno.

Poi Annabella, dello Studio Cattaneo, mi dice: “Venga, che le presento lo Chef”. Ecco, ci siamo mi dico, ora farò come Fantozzi, con la mano sudata come una spugna e la lingua felpata.

Entro nella cucina dell’Hotel - a proposito, amata mogliettina, ricordami che devo agiornare la mia letterina a Babbo Natale - e lo incontro.

Beh, se qualcuno pensa che gli Chef di fama siano altezzosi, posso confermare che non è il caso di Gennaro Esposito. Gli stringi la mano per la prima volta e ti sembra di conoscerlo da sempre.

Conosco anche Antonella Rossi, simpatica e bravissima, e Antonio Lucisano, Presidente del Consorzio Mozzarella di Bufala Campana DOP, un gentiluomo, nel vero senso della parola, preparatissimo e disponibilissimo, come tutti peraltro.

Mezz’ora di chiacchiere in cucina con tali personaggi, non ha prezzo; per tutto il resto c’è Mastercard.Sarei potuto risalire sul treno, tornarmente a Roma e sarei comunque stato più che soddisfatto.

Gennaro mi racconta come ha letto, valutato e scelto. Mi dice quanto sia importante la passione, mi dice non solo che la mia ricetta gli è piaciuta, ma che è la prima volta che legge una ricetta raccontata così bene. Quasi balbetto. Ci manca solo la lacrimuccia e poi sarei a posto.

Parte l’evento.


Presentazione e saluti; introduzione di Antonio Lucisano; un interessante intervento di Cristina Mariani, di Agritettura, sui disciplinari che regolano il marchio DOP; una degustazione guidata, sempre da Cristina, dei quattro formaggi sui quali era incentrato il concorso - divini; capisci cosa hai mangiato fino a quel momento solo se poi assaggi la vera qualità - e poi la parola a Gennaro Esposito.


Illustra e preprara la sua prima ricetta, poi capisco che sta per parlare della mia. Ripete più o meno quello che mi aveva detto in cucina, poi mi invita accanto a lui e, a quattro mani, leggiamo la mia ricetta, di come è nata, del perché, della passione e di altro.


Trovo pure il modo di buttare là, con nonchalance, che ho un blog di ricette. Hai visto mai...

Fine. E’ andata bene, molto bene. Torno al mio posto, soddisfatto e rilassato e mi godo il resto dell’evento, con le splendide ricette di Gennaro Esposito e di Antonella Rossi.

Finiamo puntuali - inutile a dirsi che sarei tornato a piedi a Roma, nel caso l’evento fosse durato più del previtso, facendomi perdere il treno già prenotato – saluti, gran vociare e altre chiacchiere, soprattutto con Antonella Rossi, che mi racconda come ha trasformato la sua passione in attività.

Resisto alla foto con lo Chef - non ho più l’età, mi dico - ma mi faccio autografare la mia ricetta, che metterò in una teca, come fosse una sacra reliquia.


Saluto tutti e, prima di andarmene, ricevo pure un inatteso regalo: una preziosissima sporta con circa cinque chili di formaggi DOP all’interno, che, vi avverto sin da subito, saranno il leitmotiv delle mie prossime ricette. Siete avvertitti.

Di nuovo il taxi, con un conducente simpatico e logorroico, che però parla in dialetto stretto, per cui fingo di ascoltarlo, ma in realtà capisco un terzo di ciò che dice; di nuovo alla stazione; risalgo sul treno e riparto soddisfatto. Assai soddisfatto.

Durante il viaggio mi messaggio con mia moglie, raccontandogli tutto. Mi dice che gli faccio tenerezza. Lo prendo come un complimento, ma non ne sono sicurissimo. Però mi faccio tenerezza anch’io, visto che veleggio verso i 52 anni.

Arrivo a casa, scodello i formaggi e ceno con la famiglia. Poi vado a nanna e sogno.
PS: i più curiosi possono trastullarsi con l’album fotografico dell’evento cliccando qui.

4 commenti:

  1. bravissimo, che dire hai raccontato in modo meraviglioso quella che è stata per noi una bellissima serata sono Antonella Rossi la chef vincitrice ma come te autodidatta e con una grande passione per la cucina ti ho scritto anche un messaggio di complimenti, so che ti faranno piacere . Ti auguro di rimanere sempre così e continuare a raccontarci le tue ricette in questo modo così divertente ti mando un in bocca al lupo per il tuo blog e ti auguro un felice natale insieme ai tuoi cari . Antonella Rossi

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    1. Grazie Antonella, i complimenti e gli auguri fanno sempre piacere; se fatti da te, poi, sono ancora più graditi ed apprezzati.

      A presto

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  2. Carissimo Andrea, il tuo articolo ci ha rallegrato la mattinata.
    Facciamo ancora enormi complimenti a te e ad Antonella Rossi.
    Ti auguriamo una buona giornata...continua così e cucina sempre con i nostri formaggi DOP!

    PS: io sono ANNABELLA di StudioCattaneo ;-)

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    1. Oops...che figura...e poi il nome "Annabella" è anche più bello di "Antonella".

      Non ho scuse, se non, forse, che i due nomi sono in rima...

      Grazie per i complimenti, Buon Natale (un po' in anticipo) e in bocca al lupo per tutto.

      A presto.

      PS: sulle ricette a base di formaggi DOP potte stare tranquille, me ne avete regalati così tanti che andrò avanti fino al prossimo anno (o al 21 dicembre, nel caso i Maya ci avessero visto giusto...)

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