Nacqui, crebbi e qualcosa diventai

Mezzo secolo e passa in un poco più di una pagina
ovvero
Cronaca semiseria della mia vita e dei miei pensieri



La mia prima volta fu a 18 anni; lo feci senza precauzioni, così, d'impeto.
Ero con un amico, con cui poi avrei percorso un tratto importante della mia adolescenza, ci guardammo e capimmo che era giunto il momento. Forti degli insegnamenti ricevuti e di una buona capacità di improvvisazione, la facemmo e fu perfetto, meraviglioso.
Il mio primo piatto era nato. Il mio amore per la cucina era sbocciato. Lo spirito del cuoco che albergava in me era finalmente venuto fuori, esortato dall’invocazione che tutti dovrebbero fare
Spirito del cuoco, esci da questo corpo ! Manifestati, con discrezione, ma manifestati !
Se noi siamo ciò che mangiamo, a maggior ragione siamo anche ciò che cuciniamo, ed io preferisco essere, che so, un “filetto di tonno scottato con cipolle di Tropea e riduzione di aceto balsamico”, piuttosto che una “fettina ai ferri con patate al vapore” (se poi c’è qualcuno che si accontenta di essere “4 salti in padella”, allora lo prego di abbandonare questa lettura. In fretta, please).
Insomma, lo spirito che albergava in me - viste la dimensioni della mia pancia, direi che ci albergava piuttosto comodamente - era venuto fuori e da allora non ha mai manifestato alcuna volontà di rientrare. Forse, ogni tanto, si è assopito, si è preso una pausa di riflessione, ma poi, ogni volta, ritornava con piena energia a manifestarsi, ed ogni volta lo faceva con rinnovato entusiasmo e voglia di fare cose nuove e mirabolanti.
Era riconferma e amore ogni volta. Un amore che ha affiancato ciò che di lavoro altro faccio e che mi permette di permettermi questa passione.
Insomma, IO CUCINO. Lo faccio per me, per la famiglia, per gli amici. Lo faccio quando posso, vorrei poterlo fare quando voglio, ma va bene così, accetto con ottimismo anche i compromessi.
Cucino e rifletto, chiedendomi, con perfetto atto introspettivo, cosa sia per me la cucina e, fra tutte le risposte che sgusciano fuori dai meandri sinaptici, dire che quella prevalente è che “la cucina è creatività, un bel pizzico di divertimento e passione q.b.”.
Creatività che va a braccetto con la sperimentazione, da farsi rigorosamente con il sorriso sulle labbra, e che spesso prende avvio da una folgorazione, piuttosto che da una pianificazione a tavolino. Come tutte le folgorazioni, naturalmente, c’è sempre il rischio che si risolva in un nulla di fatto o, peggio, in un totale insuccesso. Pazienza, l’insuccesso fa parte del gioco.
Qualcuno dice anche che la cucina è cultura, forse addirittura arte. Non lo so, certo che vedendo alcune opere di artisti contemporanei, direi che al loro confronto la cucina è arte assoluta, come lo è un dipinto del Caravaggio se confrontato con un manifesto elettorale.
Se la cucina è arte, allora quale è la sua espressione ? Direi molteplice, visto che si può essere per la Cena in Emmaus di Caravaggio o per i monocromatismi di Yves Klein; per Apollo e Dafne del Bernini o per le opere minimaliste di Carol Andre; per l’allegria di un maglione multicolore di Missoni  o per l’essenzialità di un tubino di Yves Saint Laurent.
Direi che c’è spazio per tutti, dalla cucina minimalista a quella ricca di ingredienti, con l’invito a non seguire pedissequamente quella che si ritiene sia la propria strada, ma cercarne di alternative, che ci portino alla meta del buon piatto, ma secondo rotte differenti.
Percorro questo percorso, ma non conosco la mia meta; non è una situazione incoraggiante, ma confido nella serendipity, che sono certo prima o poi si manifesterà, indirizzandomi sulla via giusta.

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