16 marzo 2012

Esegesi della Parannanza


Siamo ciò che siamo o ciò che indossiamo ? Ciò che ci definisce in quanto tali è il nostro modo di essere nel mondo o il fatto che viviamo l’essere nel mondo attraverso ciò che ci mettiamo indosso ?

L’essere e l’apparire sono realmente due concetti separabili ? Possiamo realmente dire che uno ha maggiore dignità dell’altro ? Non è forse vero che essere ed apparire sono, in realtà, due dimensioni ortogonali e che noi ci completiamo solo nel punto della loro intersezione ?

Allora, se con un poco di umiltà (e qualche preoccupazione sulla mia stabilità mentale) accettate questa teoria intersecalista, posso serenamente condividere con voi il fatto che ho trovato la mia intersezione e che per me il punto di realizzo dell’uomo come progetto è ciò che sono quando indosso LA PARANNANZA. Ecco la mia intersezione !

Se Heidegger si pose il dubbio se si dovesse ricercare l’essere o l’esser-ci,io posso fieramente dichiarare di essere andato molto più avanti: essere in cucina ed esser-ci con la parannanza. Cari filosofi, beccatevi questa !

Partiamo con l’esegesi ? Beh, se partiamo, allora vi dico subito che la parannanza è uno dei pochi capi d’abbigliamento che nasce con una vocazione al martirio (e non è poco). Nasce per farsi sporcare.

State cucinando ed avete le mani sporche ? Una passata sulla parannanza et voilà, il gioco è fatto.

Mentre mestolate allegramente il ragù sentite un corpo estraneo nell’organo olfattivo ? Una sapiente inserzione con il ditino e poi una rapida strusciatina sulla parannanza e non ci pensate più.

Insomma, sulla parannanza ci potete mettere di tutto, le potete fare di tutto, e lei sarà sempre li, fedele nei secoli. Come il cane ed il Carabiniere.

E non dimentichiamoci poi della sua valenza sociale.

Siete a casa e vi arriva un ospite che non sopportate ? Entrate in cucina, indossate la vostra parannanza e vi presentate in salotto, giusto per un veloce saluto, giustificandovi con il fatto che siete occupati con le faccende domestiche.

Vi suonano alla porta i Testimoni di Geova ? Aprite indossando la parannanza e li liquidate dicendo che i signori non sono in casa e che voi, povero domestico, non siete autorizzato a parlare con gli sconosciuti.

Volete fare una sorpresa alla vostra dolce metà ? Una bella parannanza indossata sul vostro corpicino nudo e, quando il vostro partner si palesa in cucina, sciogliete con destrezza il nodino sulla schiena e vi potrete beare del suo stupore, per quello che troverà nei piatti e per ciò che troverà (o che non troverà...) sotto quel lo straccetto troppo spesso vituperato.

Fosse per me (purtroppo non lo è per mia moglie), ci girerei per casa, la indosserei al lavoro (una di quelle belle parannanze blu dell’Alto Adige, che fanno tanto artigiano esperto) e ci andrei a fare la spesa (volete mettere il rispetto che incuterei tra i banchi del mercato ?).

Insomma, che dire, la parannanza non ha eguali, non discrimina tra uomini e donne, non ha età, non passa mai di moda, va bene di inverno e d’estate, piace a lui e a lei...

Basta, sono stremato, questa mia dichiarazione d’amore alla parannanza mia ha 
emotivamente provato. Ho aperto a voi i più remoti recessi del mio cuore e della mia anima per rendervi partecipi di un legame che affonda le sue origine nelle profondità dell’io coscente.

Eh si, siamo arrivati alla fine di questo incubo epistemologico e vi lascio con un dubbio, che si è via via rafforzato mentre scrivevo queste righe: siamo noi ad indossare la parannanza o, piuttosto, è lei che indossa noi ? 

2 commenti:

  1. bellissima esegesi di un "chela" degno di quello descritto da di Rudyard Kipling

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