Mi scuso se ho preso a prestito una parola dal dialetto
napoletano - famosissimi, nella tradizione campana, gli “spaghetti con le vongole fujute” - ma mi sembrava quello più
adatto a descrivere il piatto, dove la mozzarella di bufala, appunto, è
presente solo attraverso il suo siero, usato per la cottura (se andate in un
qualsiasi punto vendita di mozzarella di bufala, vedrete che non avrete
problemi a farvi dare il siero, soprattutto se ci andate poco prima dell’orario
di chiusura).
A tagliare il
siero della mozzarella, che da solo avrebbe dato un sapore decisamente forte
alla pasta, sia l’acqua corrente che l’acqua di pomodoro, ricavata da una
riduzione “a freddo” di pomodori
casalino - mettete in conto almeno otto ore - di gran lunga i miei preferiti,
per consistenza della polpa e sapore.
La polpa, invece, l’ho usata a crudo, con l’aggiunta di
un poco di olio extravergine, unendola alla pasta al momento della mantecatura,
in modo da non mortificarne le
caratteristiche, inclusa quel residuo di acidità che ben contrasta il sapore
deciso del siero della mozzarella di bufala.
