Chi mi segue sa che, ogni tanto, mi piace riempire i
calamari e, anche quando decido di farci altro, ne prendo sempre uno in più,
per poter sperimentare nuovi riempimenti.
Questa volta la base del ripieno l’ho affidata al grano spezzato, conosciuto
anche come “bulgur” o “burghul”, cotto preventivamente in
acqua e poi condito con un paté di datterini secchi, preparato solamente con
olio extravergine di oliva, basilico e un poco di aglio.
Al ripieno ho poi aggiunto i tentacoli dei calamari,
battuti al coltello in modo da ridurli in una sorta di composto quasi cremoso,
esattamente come si fa con una classica tartare
di carne, e il prezzemolo.
Ad accompagnare i calamari, un’emulsione di alici - l’ho
messa sul fondo dei piatti, quindi dalla foto non si vede bene - preparata
usando quelle sotto sale e lavorandole con olio extravergine e ghiaccio, cosa
che favorisce l’azione della parte grassa.
Poi dei datterini gialli, che ho tagliato a metà, rosolati
in padella con un filo d’olio extravergine, con la parte tagliata a contatto
con il fondo della padella, e infine caramellati,
distribuendo dello zucchero semolato sulla parte tagliata e fondendolo con il caramellizzatore, in modo da ottenere uno
strato croccate, del tutto simile a quello che caratterizza la classica creme brulèe.
Infine, più come guarnizione che altro, il prezzemolo
cristallizzato, ottenuto friggendo i rametti in olio ben caldo per una ventina
di secondi, giusto appunto il tempo di renderli lucidi e friabilissimi.
In sostanza, quindi, un piatto dai contrasti decisi, con
il gusto pieno del calamaro, quello sapido dell’emulsione e, infine, quello
acido e al contempo dolce dei datterini gialli.
Concludo infine l’introduzione con una nota sulle
quantità del paté e dell’emulsione, che saranno in leggero avanzo, dato che al
di sotto di certi valori non si può scendere senza comprometterne la
lavorazione. Non un grande problema, in realtà, dato che entrambe le
preparazioni si conservano piuttosto a lungo in frigorifero.